CALIFA

R I 7 1; R I 8 0; R I 8 1; R I 8 6; R I 8 7; R I 8 8; R I 8 10; R I 8 11; R I 8 15; R I 8 24; R I 8 28.

Calif F; caliph L; caliphus P; chalifo V; chalefo, chalifo VA; c(h)al(l)ifa, c(h)alifo VB; alchalif, calif, califus Z.

BIBLIOGRAFIA – Amir-Moezzi 2007, pp. 141-143; Bausani 1988; EI2, IV, pp. 937-953; Paret 1970, pp. 211-217.

Le occorrenze del lemma nel Milione ramusiano, sebbene a prima vista appaiano numerose, sono riconducibili a sole due circostanze. In R I 7 1 (vd. la nota al passo), Ramusio, sulla scia di Z, fornisce la definizione del termine, mentre nel capitolo 8 del I libro racconta la vicenda leggendaria dell’ultimo califfo abbaside di Baghdād, Manṣūr al-Mustanṣir (1213-1258).

alīfa «designa generalmente colui che prende il posto di un altro, un successore, in senso non necessariamente istituzionale o politico» (Amir-Moezzi 2007, pp. 141-143), così come espresso in Corano, 2 30 «E quando il tuo Signore disse agli Angeli: “Ecco, io porrò sulla terra un mio vicario [alīfa]” […]». Con il medesimo termine si indica, sempre nel Corano, 38 36, il ruolo affidato al profeta Davide («O David! Noi t’abbiam costituito Vicario sulla terra […]») (si cita dall’ed. Bausani 1988).

In realtà, fin dalla morte del profeta Maometto, il termine assume un significato politico e religioso insieme (come mostra anche il ruolo assunto dalle figure dei primi quattro califfi dell’Islām; vd. Paret 1970, pp. 211-217), e si distacca da sulṭān, che a sua volta si specializza semanticamente per indicare esclusivamente l’aspetto politico (vd. la nota relativa): la definizione fornita da Ramusio, istituendo un parallelismo tra il califfo e il papa – al tempo detentore di potere sia spirituale che temporale – non si allontana dunque molto dalla realtà e sembra sostanzialmente corretta, nonché perfettamente comprensibile agli occhi di un lettore occidentale. Per una panoramica storica e politica vd. EI2 (IV, pp. 937-953).

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