IDOLATRI

R I 26 1 (adorano gli idoli); R I 27 1 (adorano gli idoli); R I 28 10; R I 36 2 (adorano gl’idoli); R I 36 8; R I 37 2 (adorano gl’idoli); R I 38 1 (adorano gli idoli); R I 39 0; R I 39 2 (adorano gli idoli); R I 39 3 (adorano gl’idoli); R I 39 6; R I 39 7 (adorano gli idoli); R I 40 2 (adorano idoli); R I 47 14 (adorano gl’idoli); R I 50 2 (adorano gli idoli); R I 50 4 (adorano gli idoli); R I 50 16 (adorano gli idoli); R I 51 2 (adorano gli idoli); R I 52 7 (adorano gl’idoli); R I 52 8 (adorano gli idoli); R I 53 4 (adorano gl’idoli); R I 55 14; R I 55 23 (adorano gli idoli); R II 2 0; R II 2 2; R II 2 3; R II 2 9; R II 2 13; R II 2 14; R II 11 6; R II 17 5 (idolatra); R II 20 7; R II 24 5 (idolatra); R II 24 6; R II 26 1; R II 33 1 (adorano gl’idoli); R II 34 2 (adorano gl’idoli); R II 34 6 (adorano gl’idoli); R II 35 2 (adorano gl’idoli); R II 35 8 (adorano gl’idoli); R II 36 12; R II 37 7 (idolatria); R II 37 12 (adorano gl’idoli); R II 37 20 (adorano li suoi idoli); R II 38 3 (adorano gl’idoli); R II 39 2 (adorano gl’idoli); R II 39 7 (i.; adorano gl’idoli); R II 40 2 (adorano gli idoli); R II 41 13 (adorano gli idoli); R II 41 21; R II 44 1; R II 45 2 (idolatrie; adorano gl’idoli); R II 46 1 (adorano gl’idoli); R II 47 1 (adorano gli idoli); R II 48 1 (adorano gl’idoli); R II 49 1 (adorano gli idoli); R II 49 9 (adorano gl’idoli); R II 49 10 (adorano gl’idoli); R II 50 1 (adorano gl’idoli); R II 51 1; R II 52 1 (adorano gl’idoli); R II 53 1; R II 53 4; R II 57 3 (adorano gli idoli); R II 58 2 (adorano gl’idoli); R II 59 2; R II 59 5 (adorano gl’idoli); R II 60 3; R II 61 2; R II 62 2; R II 65 1; R II 66 1; R II 67 2; R II 68 2 (idolatre); R II 68 31; R II 70 2 (adorano idoli); R II 71 2 (adorano gl’idoli); R II 72 3 (adorano gl’idoli); R II 73 2; R II 75 1 (idolatre); R II 77 2; R II 77 2; R II 77 7; R III 2 2 (adorano gl’idoli); R III 3 4 (adorano gl’idoli); R III 6 3 (adorano gl’idoli); R III 7 1 (adorano gl’idoli); R III 8 2 (adorano gl’idoli); R III 10 2 (adorano gl’idoli); R III 11 2 (adorano gl’idoli); R III 13 3 (adorano gl’idoli); R III 14 2 (adorano gl’idoli); R III 15 1 (adorano gl’idoli); R III 16 1 (adorano gl’idoli); R III 17 2 (adorano gl’idoli); R III 18 1 (adorano gl’idoli); R III 19 3 (adorano gl’idoli); R III 20 28 (adorano gl’idoli); R III 20 67 (idolatro); R III 20 69; R III 21 2 (adorano gl’idoli); R III 22 8; R III 22 10; R III 23 3; R III 23 5 (idolatri); R III 23 6 (adorare gl’idoli; i.); R III 25 2 (adorano gl’idoli); R III 27 3; R III 30 2; R III 31 1 (adorano le genti gl’idoli); R III 32 1 (adorano gl’idoli); R III 32 3 (servono agl’idoli); R III 33 2 (adorano gl’idoli); R III 35 3; R III 35 5; R III 37 2 (adorano gl’idoli).

idres, idules, ydoles, ydres, ydules F; adorans ydola, colens ydola, ydolatra L; adorare ydola, ydola colere, ydola venerare, ydolatra, ydolatria, ydolatria sectari, ydolatrie sectatores P; adorare idol(l)e, adorare l(e) idol(l)e, idolatri V; adorare le idol(l)e / i idoli. idol(l)atra / idolatri, idolatria VA; adorare idolli, g(i)ente idolatria, idolatra / idol(l)atri(i) VB; ydol(l)a adorantes ydol(l)a adorare, ydol(l)a col(l)ere, idolatri / ydolatri, ydolatria Z.

BIBLIOGRAFIA – Bernand, Gruzinski 1988, p. 208; Burgio 2005; Cardona 1975, pp. 645-647.

Il principio di fedeltà alle fonti che informa il tessuto di R fa sì che Ramusio abbia accolto in maniera trasparente (senza riflessioni / ripensamenti aggiuntivi) ed esaustiva l’“atlante” religioso del Milione: il cui valore storico consiste nell’essere il primo testimone medievale laicus dell’alterità orientale in fatto di fedi e devozioni. Dell’“atlante” poliano segnalerei alcuni dati (e rinvio a Burgio 2005 per analisi più articolate e ricche di fatti). (a) La classificazione tripartita dei fatti religiosi incontrati in Asia proposta da Polo – cristianesimo orientale (vd. la voce Greci), Islām, “idolatria” – è ovviamente quella dei clerici, ed è accolta come “naturale” (cioè assunta in maniera irriflessa, senza scarti metalinguistici). (b) Conseguentemente, tutti i fatti religiosi irriducibili ai primi due lemmi della tripartizione – “monoteismo” mongolo a tinte animiste, Buddhismo lamaista, Tao, sciamanesimo, animismo, devozioni hinduiste, pratiche ascetiche riconducibili allo yoga: insomma il contenuto più “nuovo” e perturbante dell’Altro religioso (perché il cuore del Milione è la presa d’atto che non solo esiste un mondo più grande e popolato dell’oecumene mediterraneo-settentrionale, ma che esso crede in qualcosa di diverso da “noi”) – sono raccolti sub “idolatria”, secondo un procedimento analogico applicato dai clerici a tutti i fenomeni non cristiani ante (il politeismo greco-latino) e post (la varia declinazione del paganesimo europeo) il trionfo del Cristianesimo come religione “occidentale”. (c) “Idolatria” è una categoria che ha stretti commerci con il visibile. Secondo la definizione (canonica) di Isidoro di Siviglia, Etymologiae VIII 11 13, l’idolo (l’oggetto del culto dell’Altro) è «simulacrum quod humana effigie factum et consecratum est» (e nella sua materia è dunque bloccata una pulsione al divino incapace di trascendenza: per cui l’idolatria è «la civiltà senza il vero Dio ma con il culto (deviato) delle immagini» [Bernand, Gruzinski 1988, p. 208]), e non sarà un caso che il domenicano Pipino (il solo tra i “lettori” del Milione intenzionato a lasciare la sua cifra interpretativa sul testo, tanto da omettere il capitolo sul Buddha – vd. la nota a Sogomonbarchan), con fine ironia da clericus parli per antitesi della ydolatrie cecitas (vd. P II 37 1)… Ma il visibile è pure la sfera privilegiata dell’appercezione poliana: Polo “vede”, e con precisione, i fatti religiosi (uomini e donne del culto, edifici, statue, forme di devozione…: e quando può li “avvicina”, per analogia, ai fatti occidentali), esattamente come “vede” i fatti economici, demo-antropologici etc.; ma non dovremo attenderci da lui riflessioni di carattere “teologico” (per capirci, quelle che si possono ritrovare nell’Historia mongalorum del francescano Giovanni di Pian di Carpine, o nell’Itinerarium di Guglielmo di Rubruck, un altro francescano) – e anzi a questa predilezione per il visibile andranno ricondotti gli errori e gli equivoci in cui incorrono le descrizioni del Veneziano (Polo tende a considerare i Tartari monoteisti, non usando mai per loro l’etichetta “i.”; non distingue tra i vari orientamente buddhisti; non dice nulla sul confucianesimo, e del Tao vede solo la superficie ascetica dei Sensim; assimila i Bramini a dei bravi mercanti…). (d) Il punto più alto di riduzione dell’alterità religiosa asiatica al visibile è sicuramente il capitolo su Sogomonbarchan, prima biografia occidentale del Buddha, in cui i dati raccolti da informatori locali si intrecciano con l’áition cristiano dell’idolatria, a dimostrare la tesi (di origine evemeristica) che tutti gli dèi furono in origine uomini per i quali, post mortem, si generò un culto alimentato dal desiderium dell’assente, “alienato” nella sua forma immaginale (per i dettagli vd. la scheda relativa).

[EB]